Il ruolo dell’intelligenza emotiva in compiti decisionali emotivamente difficili

  • 05-07-2019
  • J V

L’intelligenza emotiva (EI) viene definita come la capacità di comprendere, percepire e gestire le proprie e altrui emozioni e non farsi guidare da esse.

Per comprendere e percepire le emozioni altrui è fondamentale avere conoscenza della comunicazione non verbale e di come esprimiamo le nostre emozioni attraverso le nostre espressioni facciali e i nostri movimenti del corpo.

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Efficacia dei programmi di allenamento di riconoscimento delle espressioni facciali nei ragazzi/e ASD

  • 28-06-2019
  • J V

autismo bambini

In un recente studio di Russo-Ponsaran e colleghi (2016) venticinque bambini e adolescenti ad alto funzionamento verbale con disturbi dello spettro autistico (ASD, range di età 8-15 anni) che hanno dimostrato un deficit nel riconoscimento emotivo attraverso le espressioni facciali sono stati divisi in due gruppi: un gruppo di “intervento attivo” (n = 12) e un altro gruppo nella “lista di attesa” che fungeva di controllo (n = 13).
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Riconoscimento delle emozioni negative nella coppia

  • J V

Abbiamo spesso detto che la capacità di rilevare le emozioni dal linguaggio del corpo di chi abbiamo di fronte può essere un utile strumento per migliorare la nostra empatia ed imparare a gestire le situazioni con più strumenti e maggior consapevolezza. (altro…)

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La gestualità e la relazione con il tempo

  • J V

Una ricerca di Wessler e colleghi (2017) ha voluto verificare se la distanza temporale di un evento influisce sull’imitazione dei gesti durante una conversazione.

Secondo la teoria dei livelli, la vicinanza psicologica (rispetto alla distanza) di un evento porta a preferire forme di comunicazione più concrete rispetto a quelle astratte.

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Il ruolo dell’etnia e del genere sulle strette di mano e le valutazioni sociali

  • J V

La stretta di mano è una modalità di comunicazione non verbale che prevede il fatto di toccarsi. Sarà capitato anche a voi a volte di non sapere se dare quella stretta di mano oppure no e di esservi sentiti in imbarazzo ad aver evitato una stretta di mano e di essere stati evitati. Questo accade perché la stretta di mano è un comportamento che non per tutti ha lo stesso significato e soprattutto a volte può essere ritenuto troppo invadente o troppo informale.

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Riconoscimento delle espressioni emotive nei pazienti sottoposti a trapianto facciale

  • J V

Si sa che il volto è uno dei canali della comunicazione non verbale che invia più messaggi emotivi, attraverso le espressioni facciali infatti si può esprimere tristezza, rabbia, gioia, attenzione, concentrazione e molto altro.

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La lombalgia cronica e la stima del dolore grazie alla comunicazione non verbale

  • J V

Numerose ricerche hanno mostrato come il dolore sia riconoscibile dall’intensità del volto e addirittura che la nostra percezione del dolore si modifica in base alla nostra comunicazione non verbale. Per vedere l’articolo completo su questo argomento clicca qui

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Riconoscere le emozioni nelle comunicazioni faccia a faccia

  • J V

Le ricerche suggeriscono che non siamo bravi a riconoscere la menzogna, sembrerebbe infatti che la nostra accuratezza si aggiri attorno al 54% (Bond and DePaulo, 2006) che corrisponde alla percentuale delle risposte date a caso.

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Le espressioni facciali sono influenzate dal contesto?

  • J V

Sappiamo che le persone possono esprimere il loro stato emotivo in modo spontaneo attraverso il loro linguaggio del corpo, cercare di nasconderlo oppure amplificarlo a seconda di varie situazioni e fattori. Il contesto sociale ad esempio è uno di questi fattori, alcune culture, infatti, sono più espansive ed altre invece più riservate.

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La comunicazione non verbale nei momenti di crisi aziendale

  • J V

La comunicazione non verbale ha una grande influenza sull’arrivo del messaggio all’interlocutore, a volte essa è congruente con il messaggio verbale inviato e altre volte no. Quando non è congruente e quindi comunicazione verbale e non verbale mandano un messaggio diverso, ci possono essere varie reazioni nell’interlocutore come confusione, sospetto e incertezza.

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