La voce della menzogna, comunicazione non verbale

  • 10-06-2019
  • J V

La comunicazione non verbale è composta da diversi elementi tra cui le espressioni facciali, i movimenti del corpo, gli aspetti para-verbali (tono, ritmo, intensità della voce, pause etc.) e poi ci sono aspetti più specifici come il modo di vestire, l’odore e così via.

Molte volte parlando di comunicazione non verbale ci si focalizza molto sulle espressioni facciali e sui movimenti del corpo considerando poco gli altri aspetti precedentemente descritti.

 

In questo articolo vedremo, facendo riferimento ad una ricerca di Rockwell e colleghi, come cambia la voce quando mentiamo.

I comportamenti vocali tradizionalmente esaminati nella ricerca sull’inganno vengono divisi in tre categorie delineate da Scherer (1985) che sono: tempo, frequenza e intensità.

La caratteristica del tempo comprende vari elementi che riguardano sia la lunghezza di una frase che la velocità e quindi il ritmo. Chi mente di solito mostra:

  1. Una durata del messaggio più breve che deriva dall’evitare di dare troppe informazioni
  2. Ritmo più lento del parlato probabilmente dovuto ad un maggior carico cognitivo
  3. Minor fluidità del verbale
  4. Latenza di risposta più lunga ossia passa più tempo tra la domanda e l’inizio della risposta

Per quanto riguarda il parametro della frequenza, essa tende ad aumentare e questa modifica per molti studiosi è imputabile alla maggior eccitazione che si prova quando si mente. Sembrerebbe però che anche la variazione di frequenza sia un elemento fondamentale in quanto sembra che le persone che raccontano la verità utilizzino una maggiore variazione.

L’intensità (o volume) non è studiata, in questo campo, tanto quanto gli altri parametri ed inoltre alcune ricerche indicano una sua diminuzione mentre altre un suo aumento.

In questa tabella possiamo vedere i risultati dello studio di Rockwell e colleghi che indicano come la lunghezza del messaggio e la latenza nella risposta siano i due parametri che più riescono a discriminare la situazione di menzogna da quella di verità.

Ovviamente, quando vuole individuare la menzogna nella vita reale non ci si può affidare solo a questi parametri perché il compito è più complesso e necessita di un’integrazione di dati e soprattutto di un confronto con quella che è la comunicazione non verbale tipica di quella persona per scorgerne le modifiche in determinati momenti.

 

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Bibliografia

Ekman, P. e Friesen, W. (1978). Facial Action Coding System: A Technique for the Measurement of Facial Movement. Consulting Psychologists Press, Palo Alto.

Hjortsjo, C. H. (1970). Man’s face and mimic language. Lund: Studentliterature.

Legisa J. (2015). Ti leggo in volto. Tecniche e metodi di analisi scientifica delle espressioni facciali. Armando Editore.

Legisa J. et al. (2015). Body Coding System. In press.

Rockwell P., Buller B. D. & Burgoon K. J. (1997). The voice of deceit: Refining and expanding vocal cues to deception. Communication Research Reports, 14(4), pp. 451-459

Scherer, K. R. (1985). Methods of research on vocal communication: Paradigms and parameters. In K. R. Scherer & P. Ekman (Eds.), Handbook of methods in nonverbal behavior research (pp. 136-198). Cambridge: Cambridge University Press.

 


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