AUTOSTIMA E AUTOCRITICA

  • 23-08-2018
  • Amministratore

Per autostima intendiamo il valore e l’apprezzamento che riconosciamo a noi stessi, non si nasce con l’autostima come invece si nasce con gli occhi scuri e i capelli castani. E’ un processo che ci accompagna fin da piccoli e non smette mai il suo percorso anche quando siamo cresciuti.
Diversi sono i fattori che vi concorrono: l’ambiente e l’educazione familiare, i successi e le sconfitte, gli obiettivi raggiunti e quelli persi per strada, le gratificazioni e le disapprovazioni ricevute, le attitudini personali, gli aspetti caratteriali, le esperienze della vita, le persone incontrate e che hanno contato nel nostro percorso.

Sviluppare l’autostima parte da una conoscenza di se stessi, dalla consapevolezza di chi siamo, dove vogliamo andare, cosa desideriamo raggiungere e con quali mezzi. Tale processo presuppone che la persona conosca le proprie risorse, i limiti, sia consapevole dei propri bisogni, dei diritti, dei doveri, nel rispetto dei diritti altrui e nel riconoscimento  dei doveri degli altri.

Nonostante sull’argomento gli studi, le ricerche non manchino, come non mancano i corsi di formazione su come sviluppare l’autostima, molte  sono le persone che  provano sentimenti di inadeguatezza, nutrono dubbi sul proprio valore, soffrono di sensi di colpa e hanno paura  a partecipare attivamente alle esperienze della vita, temono di non valere abbastanza, hanno cioè una scarsa autostima nelle proprie capacità.

Nei rapporti sociali si sentono inevitabilmente in una situazione di confronto, agli altri attribuiscono qualità e valori che non riconoscono a se stessi. Supervalutano i pregi altrui nella stessa misura in cui sottovalutano le proprie competenze. Davanti a un compito, si tirano indietro ancora prima di cominciare.

L’autocritica svalutativa è uno di quei meccanismi psicologici, presenti in molte persone e in parte è corresponsabile dello sviluppo di reazioni depressive.

Quando una persona è eccessivamente autocritica, il più delle volte, di fronte al mancato raggiungimento degli obiettivi che si era posta, pone l’accento sulla sistematicità del fallimento, considerando il mancato arrivo alla meta come un evento dipendente unicamente dalla propria responsabilità, senza mai effettuare un’analisi dettagliata di tutto il processo.

Se è vero che un eccesso di autocondanna può arrivare a paralizzare l’iniziativa di un individuo, è altrettanto vero che una dose adeguata di autocritica è uno strumento mentale per la correzione dei propri errori e la prevenzione di passi falsi.

Quando si affronta un impegno è importante conoscere il bagaglio di capacità che ciascuno possiede, cioè mettersi nelle condizioni di migliorare i punti deboli e potenziare quelli forti: è fondamentale essere consapevoli delle proprie competenze e non competenze. Quando non si  raggiunge una meta, prima di scoraggiarsi è preferibile valutare se l’impegno preso sia eccessivo, se il tempo concesso è sufficiente, le variabili esterne e quindi i propri errori o dimenticanze.

Piera Nicoletti
Psicoterapeuta

 

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