Quanto abili siamo a scoprire le bugie?

  • 10-06-2019
  • J V

La menzogna può essere visibile analizzando il linguaggio del corpo e prestando attenzione a modifiche e movimenti che potrebbero nascondere delle dichiarazioni non propriamente vere. Ma quando si sente il bisogno di scoprire la menzogna? E soprattutto, quanto bravi siamo a farlo?

Secondo autori come Depaulo mentire è una parte della vita di tutti i giorni. La gente dice bugie per evitare imbarazzi o brutte figure. Ci sono quindi bugie educate e di poca importanza fino a bugie considerate molto pericolose perché magari nascondono trasgressioni della legge o altro. Ci sono alcuni contesti in cui consideriamo “normale” che siano presenti delle menzogne (come nelle negoziazioni e nel poker) mentre altri in cui si sente il bisogno di scoprirle perché sono valutate inaccettabili (come nelle interviste investigative).

Proprio da questo bisogno nasce la credenza nelle persone di essere abili nel rilevare la menzogna anche se la ricerca non lo conferma.

Kraut (1980) ha raccolto una decina di esperimenti trovando un valore medio di accuratezza del 57% e concludendo che l’accuratezza nel rilevare la menzogna nell’essere umano è bassa. Successivamente Vrij replica questi dati raccogliendo 39 studi e concludendo che l’accuratezza è del 56,6%.

Per verificare l’accuratezza dei giudizi di inganno Bond e colleghi (2006) hanno raccolto 206 ricerche per un totale di 24483 giudici. Negli studi selezionati le persone avevano il compito di discriminare la menzogna dalla verità in tempo reale senza aiuti o formazione speciale. In queste circostanze le persone raggiungono una percentuale del 54% di giudizi positivi, classificando correttamente il 47% delle bugie e il 61% delle verità. Questa differenza tra bugia e verità è data da un bias, ossia un errore cognitivo chiamato “truth bias” grazie al quale siamo più inclini a giudicare un racconto come vero e questo fa si che la percentuale per il riconoscimento della verità si alzi.

Non siamo quindi così bravi come crediamo nel rilevare la menzogna senza una formazione adeguata e questo è abbastanza normale in quanto non si sa su cosa basarsi sul giudizio e quindi la percentuale di successo è vicina alle risposte date a caso.

Lo studio del linguaggio del corpo permette di aumentare tale percentuale perché permette di concentrarsi su movimenti specifici e quindi rilevare con più precisione dove la menzogna potrebbe insinuarsi. Importante comunque sapere che non esiste il naso di Pinocchio e quindi non c’è un unico movimento che può con sicurezza rivelare una menzogna; è necessario invece incastrare più elementi insieme in modo da avere meno margine di errore.

 

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Bibliografia

Ekman, P. e Friesen, W. (1978). Facial Action Coding System: A Technique for the Measurement of Facial Movement. Consulting Psychologists Press, Palo Alto.

Hjortsjo, C. H. (1970). Man’s face and mimic language. Lund: Studentliterature.

Legisa J. (2015). Ti leggo in volto. Tecniche e metodi di analisi scientifica delle espressioni facciali. Armando Editore.

Legisa J. et al. (2015). Body Coding System. In press.

DePaulo, B. M., Ansfield, M. E., & Bell, K. L. (1996). Theories about deception and paradigms for studying it: A critical appraisal of Buller and Burgoon’s interpersonal deception theory and research. Communication Theory, 3, 297–310.

Kraut, R. (1980). Humans as lie detectors: Some second thoughts. Journal of Communication, 30, 209–216.

Bond Charles F. & DePaulo Jr. Bella M. (2006). Accuracy of Deception Judgments. Personality and Social Psychology Review, 10 (3), pp. 214–234

 


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