I SEGRETI DEGLI AGENTI SPECIALI

  • 17-10-2014
  • Amministratore

Le persone che riescono a leggere il comportamento non verbale degli altri hanno il dono di vedere l’invisibile: riescono immediatamente a raccogliere informazioni su di noi che noi stessi non conosciamo. Colgono i gesti di disagio, le microespressioni di rabbia, le contraddizioni del linguaggio – segnali che gli altri perdono per routine – ed assemblano istantaneamente i dati tramite intuizioni, usando contemporaneamente canali induttivi e deduttivi.

Le capacità di rilevamento della menzogna dell’ex agente J.J. Newberry gli valsero il soprannome di “mago della verità” e scatenarono tra gli psicologi una ricerca durata 25 anni per trovare dei “cacciatori di bugie” altrettanto capaci (soprattutto nella rilevazione delle microespressioni).
Gli ex agenti Joe Navarro e John (Jack) Schafer hanno trascorso anni nel Behavioral Analysis Program dell’FBI, una task force d’elite che indagava “obiettivi di interesse per la sicurezza nazionale”, che nel gergo di James Bond significa spie e agenti sospettati di doppio gioco.
Schafer è un esperto di linguaggio che ha un acuto senso di ciò che le espressioni ordinarie (frasi, giochi di parole) possono nascondere. Navarro è esperto nel linguaggio del corpo, in particolare nel riconoscere le microespressioni, ma egli può, per esempio, anche “vedere” il disagio inconscio nell’appoggiare una mano sul collo.

Ma per tutti e tre il successo dipende dalla capacità di rispondere a una domanda: cosa motiva questa persona in questo momento?
Si può imparare molto da un simile semplice approccio, il processo richiede però che l’intervistatore sia riuscito a mettere a proprio agio l’intervistato, e solo allora si può identificare una deviazione della baseline di una persona che, di solito, è il primo indizio di un problema (le microespressioni sono infatti molto difficili da cogliere).

La maggior parte delle persone scopre una bugia con una percentuale leggermente superiore rispetto al tirare a caso. Ad esempio la mancanza di contatto con gli occhi, la presenza di microespressioni, la voce tremula e la vaghezza descrittiva sono tutti segnali che normalmente indicano una menzogna – ma possono anche essere i segni di ansia, stress o della personalità di quell’individuo.
Come Paul Ekman e altri hanno dimostrato, i segnali più affidabili di inganno si riferiscono allo sforzo cognitivo e all’emozione che circondano la menzogna stessa. Una persona che mente può presentare disagio o quello che Ekman chiama “delizia della beffa”, ma non è tutto: microespressioni di paura e rabbia, anche un sorriso sinistro, possono comparire su un volto. Nella comunicazione di tipo verbale invece si possono notare cambiamenti nell’uso o nel flusso delle parole o dal tono di voce. Questi cambiamenti possono indicare lo sforzo extra cognitivo che viene richiesto quando si mente. Inoltre la maggior parte delle persone non registrano questi segnali fugaci (come le microespressioni), o non riescono a interpretarli correttamente.

Ekman dice che “bisogna essere in grado di leggere l’emozione che una persona è consapevole di avere, di riconoscere le emozioni che una persona sta vivendo e di cui non è consapevole e di riconoscere le emozioni che le persone sono consapevoli di avere ma non vogliono che tu lo sappia”.
È possibile ottenere una baseline (e molto di più) semplicemente osservando una persona. E’ proprio osservando una persona che vengono messi in gioco gli atteggiamenti verbali e non verbali come espressioni e microespressioni facciali ed il linguaggio del corpo. Il corpo di una persona che si distanzia dal suo interlocutore o una carezza alla fronte sono facili da suscitare e difficili da nascondere. Le persone possono provare a crearsi delle storie per controllare le espressioni facciali, ma il vasto repertorio di gesti che noi tutti usiamo è una ricca fonte di rivelazione. Gesti e microespressioni emergono spesso in momenti di stress, che li rende ancora più critici da cogliere, infatti le reazioni di stress sono degne di un ulteriore approfondimento.
La lettura della baseline permette di distinguere tra una caratteristica individuale della personalità (alcune persone sono nervose anche quando sono rilassate) e un hot spot, una contraddizione nel comportamento o atteggiamento, oppure una frase, un’espressione o una microespressione o un gesto non calcolato. Qualcuno potrebbe scuotere la testa facendo segno di “no”, pur affermando verbalmente che gli piace una determinata persona.
Le microespressioni, i gesti e lo sguardo sono tutti spunti critici per riconoscere il disagio e l’inganno, ma c’è un’arena più ampia in cui attingere: le parole stesse.

L’ex agente Schafer vede in alcune parole l’occasione di omettere dei fatti e le percepisce come canali di offuscamento; sono hot spots verbali, sono indizi del fatto che le informazioni chiave potrebbero essere state eluse.
Un buon investigatore adatta il suo approccio alla personalità di chi ha di fronte: un narcisista può essere incastrato con dichiarazioni auto incriminanti attraverso l’adulazione – sicuramente vorrà condividere i suoi ulteriori trionfi. L’Ego è anche il tallone d’Achille di uno psicopatico, con cui costruire rapporti veri è impossibile; possono essere portati a confessare sfidando le loro abilità, ad esempio con frasi tipo:”Chi ha fatto questo deve essere stato proprio stupido”, faranno i salti mortali per mettere le cose in chiaro.
Ma il bravo detective fa più che semplicemente analizzare e giocare con il suo obiettivo; sa su cosa vale la pena prestare attenzione, estraendo parti salienti da dettagli sparsi. La velocità di lettura di più canali in ingresso: le parole, i gesti, lo sguardo, le microespressioni, è ciò che viene chiamata intuizione esperta: più è automatica più è difficile da articolare.
“Il Radar dell’Inganno” di Newberry ha effettivamente subìto un’impennata quando Paul Ekman l’ha formalmente addestrato all’uso delle microespressioni. Newberry ha scoperto che formando delle persone sull’uso delle microespressioni per non più di 30 minuti, migliorava i risultati nell’80% dei soggetti. Chiaramente la persona media può migliorare enormemente: “Più diventa automatico, più il cervello lascia spazio per la valutazione quando non deve controllare il comportamento non verbale del volto, e in particolare le microespressioni, si avrà quindi la possibilità di analizzare meglio le parole”.
Il fatto che agenti qualificati siano distribuiti sui casi più importanti può effettivamente migliorare il loro tasso di successo, perché quanto maggiore è la posta in gioco in una intervista, tanto più è probabile che un sospettato lasci trapelare emozioni attraverso microespressioni, offrendo gli stessi indizi critici che servono per formulare giudizi precisi.
Gli ex agenti scommettono sul fatto che tutte le tecniche che impiegano siano insegnabili. Danno lezioni sul linguaggio del corpo, sulla lettura delle emozioni e sulle tecniche per carpire informazioni a strutture di formazione del governo. Newberry offre costosi seminari per i civili (ad es. gli avvocati si sono dimostrati particolarmente interessati e capaci con le microespressioni) tramite il suo Istituto di Intervista Analitica.

Quando Newberry torna nel suo ranch a nord ovest di June Lake, tra i cavalli e gli alberi di mele per “scappare dalla gente e da tutti i problemi del mondo”, si auto-applica alcuni filtri e dice scherzosamente: “Ho la tendenza a dare alle persone che mi sono vicine il beneficio del dubbio; se non lo faccio probabilmente non avrei più amici.”

 

 

(Tratto dalla rivista scientifica Psychology Today Jan/Feb 2011 by PERINA, KAJA)


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