I BAMBINI E LE BUGIE ANTISOCIALE E PROSOCIALE VERSO GLI ADULTI DELLA FAMIGLIA E GLI SCONOSCIUTI.

  • 25-11-2014
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I bambini imparano le regole sociali, tra cui l’opportunità di dire le bugie, entro i primi anni di sviluppo attraverso le loro interazioni con i caregivers primari (Bandura, 1977). Tuttavia raccontare le bugie può spesso essere paradossale di natura; questo è particolarmente vero per i bambini che ci si aspetta imparino e agiscano in conformità alle norme sociali presenti nelle relazioni interpersonali della vita quotidiana (Ford, 1996). Ad esempio ai bambini può essere insegnato che dire le bugie non è appropriato, ma possono anche essere istruiti da un adulto a mentire per sostenere la coesione sociale.
Le forme più comuni di inganno sono le bugie antisociali e le bugie prosociali (DePaulo, Ansfield, Kirkendol, e Boden, 2004; DePaulo & Kashy, 1998): le bugie antisociali sono impiegate per motivi egoistici, come l’autoprotezione dalla scoperta di una trasgressione (DePaulo, Kashy, Kirkendol, Wyer, & Epstein, 1996; Talwar & Lee, 2002a; Evans & Lee, 2011; Evans, Xu , e Lee, 2011); al contrario le bugie prosociali beneficiano il destinatario della menzogna e sono comunemente dette per ricambiare i sentimenti altrui o per mantenere la coesione sociale (DePaulo et al, 1996;. Wilson, Smith, & Ross, 2003). Pertanto, a differenza delle bugie antisociali, le bugie prosociali sono spesso sancite culturalmente e sono generalmente viste come positive (Bussey, 1999; Talwar & Lee, 2002b).
La competenza dei bambini nel raccontare le bugie dipende dalla loro capacità di mantenere le bugie plausibili ad una successiva interrogazione (Talwar & Lee, 2002a). Questa capacità è nota come controllo delle perdite semantiche ed è relativa ad abilità cognitive avanzate (ad esempio, la memoria di lavoro, la teoria della mente) (Talwar, Gordon, & Lee, 2007; Talwar & Lee, 2008) e crescendo i bambini aumentano il controllo delle perdite semantiche (Talwar & Lee, 2002a; Talwar, Murphy, e Lee, 2007).
Nel loro studio Wilson et al. (2003) hanno rilevato che la maggior parte dei bambini dice bugie all’interno dell’ambiente familiare. Inoltre, queste bugie sono comunemente dirette verso i genitori e sono in genere di natura antisociale. Wilson et al. (2003) hanno suggerito che i bambini sono più propensi a dire bugie ai loro genitori in quanto essi sono delegati alla punizione.
All’Esperimento 1 di questo studio hanno partecipato 98 bambini (55 femmine e 48 maschi): cinquanta bambini dai 6 ai 7 anni e quarantotto bambini dagli 8 ai 9 anni. I bambini che raccontavano delle bugie antisociali a un genitore o un adulto non familiare sono stati esaminati usando una versione modificata del Paradigma di resistenza alla tentazione (TRP; Talwar & Lee, 2002a). Ai bambini è stato detto di non sbirciare un giocattolo quando venivano lasciati soli in una stanza ed è stato in seguito chiesto se avevano sbirciato. I bambini che sbirciavano il giocattolo o dicevano la verità e ammettevano la loro trasgressione o dicevano bugie sull’aver sbirciato. La metà dei bambini ha partecipato all’esperimento col Paradigma di resistenza alla tentazione con un genitore, mentre l’altra metà con un ricercatore.
All’Esperimento 2 hanno partecipato 99 bambini (56 femmine e 48 maschi) insieme al rispettivo caregiver primario: cinquanta i bambini tra i 6 e i 7 anni di età e quarantanove bambini tra gli 8 e i 9 anni di età. Metà dei bambini ha partecipato all’esperimento col Paradigma del regalo deludente con i loro genitori, mentre l’altra metà vi ha partecipato con un ricercatore. Per determinare quale dono ogni bambino considerasse ‘deludente’ il ricercatore ha presentato ai bambini cinque premi e ha chiesto loro di classificarli in un ordine dal più al meno desiderabile, poi è stato promesso un premio dopo aver completato un breve compito. Nella condizione col genitore ai bambini veniva detto che il genitore aveva scelto un premio speciale, mentre nella condizione con un adulto non familiare è stato spiegato che a scegliere il premio è stato un secondo ricercatore; il premio è stato poi poi presentato in un contenitore chiuso in modo che per i bambini si trattasse di una sorpresa e che la loro reazione fosse autentica. Dopo essere stati interrogati dal genitore o dal ricercatore riguardo al premio (se gli fosse piaciuto, cosa gli piaceva di quel premio e cosa avrebbe fatto col premio una volta a casa) per valutare il controllo delle bugie e quindi delle perdite semantiche, i bambini hanno avuto la possibilità di scambiare il regalo deludente con il premio più alto in classifica e tutti i bambini hanno scambiato il loro dono deludente.

I risultati del primo esperimento indicano che più bambini hanno detto più bugie prosociali ai ricercatori rispetto ai loro genitori. I bambini potrebbero essere stati più interessati a ricambiare i sentimenti di uno sconosciuto rispetto a quelli del genitore.
Nel secondo esperimento i bambini hanno detto meno bugie ai genitori, probabilmente pensando che sarebbe stato socialmente vantaggioso dire la verità, perché è più probabile che un genitore faccia altri doni in futuro rispetto ad un adulto sconosciuto.
In ulteriori ricerche sarà importante prendere in considerazione quali fattori interpersonali influenzino il comportamento ingannevole dei bambini.
(Tratto dalla rivista scientifica Infant & Child Development, 2013 by Shanna Mary Williams, Miriam Kirmayer, Tarek Simon and Victoria Talwar McGillUniversity, Education and Counseling Psychology,Montreal,Quebec, Canada)


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