L’analisi scientifica delle espressioni facciali

  • 13-05-2018
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L’osservazione dei cambiamenti del volto fornisce informazioni sulle emozioni provate dalle persone rispetto all’argomento trattato o alla domanda che gli viene posta. Alcuni autori hanno però sottolineato come il significato e la funzione comunicativa delle espressioni facciali non siano facilmente interpretabili, come magari si può pensare.

Il volto è la parte più espressiva del corpo grazie ai suoi oltre 40 muscoli che, contraendosi involontariamente, rendono visibile ogni nostra sfumatura emotiva. L’analisi scientifica delle espressioni facciali ci permette quindi di avere degli strumenti per raggiungere un’interpretazione attendibile di tali emozioni.

I primi studi

Un primo testo scientifico sulle espressioni emozionali del volto è il libro del neurologo francese, Duchenne de Boulogne. Il libro è stato scritto nel 1862 e descrive un metodo per stabilire la relazione tra i movimenti facciali e le relative espressioni emozionali applicando degli elettrodi alla muscolatura del volto.

Ancora oggi nella letteratura sull’analisi delle espressioni facciali il sorriso di gioia autentica viene definito come sorriso Duchenne, in onore dello studioso francese.

 

Il primo che ha studiare l’analisi delle espressioni facciali applicando gli elettrodi sui muscoli del volto fu Duchenne.

 

Successivamente a questo primo testo, nel 1872, Charles Darwin scrisse il saggio “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali” nel quale ipotizza che le emozioni siano innate, in quanto un prodotto dell’evoluzione. A tali emozioni, corrispondono delle espressioni facciali e corporee che sono le stesse sia in uomini di diversa etnia che in primati non umani o in altri animali.

 

 

Gli studi sulle ipotesi interpretative delle espressioni facciali di Darwin non proseguirono in seguito alla sua morte a causa dell’ostilità dell’ambiente scientifico nei confronti delle sue teorie, in particolare per il fatto di aver attribuito agli animali sentimenti che si pensava appartenere solo agli umani e per essersi basato sull’osservazione diretta. Così per un lungo periodo lo studio sull’analisi delle espressioni facciali non proseguì.

Attorno alla metà del ‘900 alcuni studiosi eminenti quali, per citarne alcuni, Izard, Ekman, Friesen, Ellsworth, Birdwhistell… ripresero la ricerca sulla mimica facciale e le idee sull’universalità delle espressioni emozionali di base cercando di dimostrarne la validità. Assieme sviluppano un insieme di teorie e metodi sull’analisi delle espressioni facciali che, nella loro totalità, costituiscono il cosiddetto Programma Espressione Facciale. Questi studiosi ritengono che all’origine della mimica facciale e dell’esperienza emozionale vi sia un preciso numero di programmi neurofisiologici innati. Esiste, quindi, un percorso specifico per ogni emozione che assicura l’invariabilità delle espressioni facciali, associate a ciascuna emozione.

Oggi per l’analisi delle espressioni facciali abbiamo a disposizione varie tecniche e metodi scientifici che ci permettono di raggiungere una buona precisione nell’interpretazione.

I sistemi di analisi

Una prima trattazione sistematica e completa dei muscoli del volto e dei relativi significati emozionali viene elaborata nel 1969 da Hjortsjo, docente all’università di Lund. Esistono in realtà anche studi precedenti come quelli di Landis (1924), Frois-Wittman (1930) e Fulcher (1942) ma che risultano incompleti.

 

Immagine della classificazione dei muscoli facciali tratta dal manuale di Hjortsjo.

 

Nel 1978 Ekman e Friesen introducono il Facial Action Coding System (FACS) che presenta molte analogie con il manuale di analisi delle espressioni di Hjortsjo; è un sistema di descrizione che non fornisce interpretazioni. Ekman e Friesen in un altro sistema attribuiscono i significati interpretativi alle azioni facciali del FACS, descrivendo le espressioni di 6 famiglie di emozioni: gioia, tristezza, disgusto, rabbia, sorpresa e paura. Tale lavoro, svolto negli anni ’80, viene denominato Emotional FACS (EMFACS).
La stessa struttura del Facial Action Coding System (FACS) viene poi utilizzata nel Baby Facial Action Coding System (BabyFACS), volto specificamente ai neonati e ai bambini piccoli (Oster, 1993).
Nel 1979 Izard elabora un’altra tecnica di analisi delle espressioni facciali chiamata Maximally Discriminative Coding System (MAX) e nel 1983 predispone l’AFFEX, una seconda versione del MAX, in collaborazione con Dougherty e Hembree. In questo sistema vengono stabilite a priori le configurazioni facciali sulla base delle espressioni tipiche delle emozioni di rabbia, tristezza, paura, interesse, gioia, sorpresa, dolore, disgusto e vergogna. In pratica, viene classificata un’espressione prototipica per ciascuna emozione.

 

Nella tecnica Interpretative System of Facial Expressions si trova l’interpretazione di migliaia di espressioni facciali basata su verifiche scientifiche.

 

L’Interpretative System of Facial Expressions (ISFE) di Jasna Legisa è invece una una tecnica recente, all’avanguardia, in grado di dare significato a tutti i movimenti facciali. Il sistema è composto da una serie di tabelle e di descrizioni che integrano e ordinano le azioni del volto rispetto ad ogni emozione. Oltre alle espressioni delle emozioni primarie e secondarie, vengono descritti anche altri segnali facciali: i manipolatori, gli illustratori e i regolatori.

La comparazione delle tecniche e dei metodi di analisi delle espressioni facciali è stata svolta da Jasna Legisa (2015), fondatrice di NeuroComScience.

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